Brutto tackle

Julio Cesar e la sindrome dell’anti-Buffon

Posted in Colpi di testa by faustonicastro on 21 marzo 2011

La doppia sfida degli ottavi di finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco ha permesso di diagnosticare ufficialmente la sindrome dell’“anti-Buffon” occorsa a Julio Cesar Soares Espìndola. Se non fosse stato per il suicidio calcistico dei tedeschi sul 2-1 in casa dopo la vittoria di San Siro, l’Inter avrebbe salutato la competizione proprio a causa di due clamorosi errori del portiere brasiliano di cui ha beneficiato l’attaccante Mario Gomez.

Le precedenti “papere” nel corso della carriera di Julio Cesar, come il gol concesso su un tiro non irresistibile di Brocchi nel 2006 o il fallito dribbling fuori area di rigore che permise un bel pallonetto a Zalayeta nel 2008, furono isolati episodi di un percorso in crescendo che dalla sponda Flamengo di Rio de Janeiro, passa da sei mesi di panchina nel Chievo Verona, per poi esplodere all’Inter. Da qualche anno è arrivata anche la consacrazione come miglior portiere al mondo, da parte di pubblico e critica, nonostante l’Istituto internazionale di storia e statistica del calcio gli preferisca da tre anni lo spagnolo Iker Casillas (e non si capisce proprio il motivo a parte l’ultimo mondiale) in quello che è il pallone d’oro dei portieri.

Da un anno però le papere e soprattutto le continue incertezze, o meglio la perduta perfezione, fanno di ulteriori episodi sfortunati non più casualità ma sintomo di un calo generale, tecnico, psicologico e fisico. A partire dal gol di Kalou nell’andata dei quarti di finale in Champions League contro il Chelsea, la rete di De Rossi nella sfida scudetto a Roma, per culminare nella doppietta concessa a Mario Gomez.

Come fu per il connazionale Nelson Dida, colpito da un fumogeno nel 2005 nei quarti di finale di Champions contro l’Inter che diede il via a una clamorosa inversione di marcia nella carriera di quello che era considerato il miglior portiere al mondo in quel momento, molti imputano la causa della débâcle di Cesar a un incidente stradale nel febbraio 2010 quando si schiantò contro un muro a bordo della sua Lamborghini. Gli effetti, per fortuna dei tifosi interisti, sono ancora ben lungi dall’essere gli stessi, ma forse non è un caso che si faccia già il nome di Emiliano Viviano, giovane promessa del Bologna in comproprietà proprio con il club nerazzurro, per il futuro anche immediato.

Per due motivi non deve ingannare la straordinaria abilità con cui il Julio Cesar continua a parare molti rigori. Il primo è che sia Javier Pastore che Andrea Caracciolo, gli ultimi in ordine di tempo, hanno calciato due pessimi tiri, non abituati forse alla pressione che un rigore decisivo per la vittoria nei minuti finali contro la squadra più forte del campionato può dare. Il secondo è che, nonostante ciò che può pensare chiunque non abbia mai provato a giocare in porta con un certo impegno, l’abilità nei calci di rigori è solo uno degli ultimi parametri con cui si misura la bravura e l’efficacia di un portiere (ciò che vale per il Nino degregoriano vale anche per il ragazzo che aveva di fronte). Nemmeno le spettacolari parate del brasiliano sono esenti da questa considerazione perché semplicemente applica i suoi punti di forza, tempo minimo di reazione, esplosività e grande spinta delle gambe, oltre alle conclusioni dalla distanza anche ai tiri dal dischetto. Punti di forza che lo avvantaggiano rispetto a Gianluigi Buffon in questo fondamentale.

Del capitano azzurro si ricordano solo due rigori parati in carriera, entrambi all’Europeo del 2008: il pessimo tiro di Adrian Mutu e il timido tentativo di Daniel Guiza. Nonostante questo è senza dubbio il miglior portiere al mondo in attività e uno dei migliori della storia. Grande reattività supportata da intelligenza tattica, capacità tecniche illimitate e straordinaria eleganza sono le caratteristiche che permettono a Buffon di rimanere il portiere più affidabile al mondo, nonostante il suo declino fisico e psicologico sia cominciato già da qualche anno, esattamente dopo la fine di quello sfortunato Europeo, acuito da una serie impressionante di infortuni.

La scuola “portieristica” brasiliana è ormai la migliore. Manca  però ancora la tradizione, la poesia e la genialità del ruolo che tutta una nazione riconosce e tributa. È da pochi anni che i brasiliani si accorgono che esistono anche i portieri in campo. Albertosi, Zoff e Zenga invece erano idoli di molti ragazzini italiani anche più di parecchi attaccanti. Buffon è il retto e il metodico che eccelle in una base di genialità e abnegazione nella sacralità del ruolo che il portiere incarna come ultimo baluardo della difesa. Essere abituati a reggere la pressione e la responsabilità ultima di tutta una partita costruita sulla solidità difensiva, sentirsi degli eroi perché sei la base del castello di carte che trema ad ogni pallone vagante in area di rigore e che grazie a te non crolla. Questo significa essere portieri italiani.

Buffon rimane più forte di Julio Cesar proprio perché non para i rigori. L’interista è l’ultima vittima della sindrome dell’“anti-Buffon”. Gigi non aver paura di non parare un calcio di rigore.

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Quando Kostadinov insegnò ai francesi a vincere

Posted in Retroguardia by ernestobattaglia on 20 ottobre 2010

Nel 1986, durante la preparazione ai mondiali messicani, l’Argentina disputò un’amichevole contro Israele a Ramat Gan. Due mesi dopo gli argentini divennero per la seconda volta nella loro storia campioni del mondo e, poiché si ritenne l’incontro amichevole fosse stato di buon auspicio, decisero di rigiocare contro Israele prima dei tre mondiali successivi.
Ai mondiali del ’90 l’Argentina ottenne il secondo posto alle spalle della Germania; ma in seguito il “rito portafortuna” non diede gli esiti sperati. La magia si sarebbe spezzata alla vigilia di USA ’94, quando Maradona innanzi al Muro del Pianto si auspicò Dio fosse argentino: una “blasfemia” fatale agli argentini, che da allora avrebbero disputato edizioni mondiali deludenti, o disastrose.
Dio, o meglio, Eupalla, “la dea che presiede alle vicende del calcio, ma soprattutto del bel gioco”, aveva voltato le spalle alla Nazionale “albiceleste”; senza tuttavia perdere interesse al gioco del calcio, se è vero che si manifestò in tutta (more…)

Javier Pastore, il Maradona part-time

Posted in Colpi di testa by faustonicastro on 18 ottobre 2010

Di Maradona ce n’è uno solo, ricorda ogni domenica uno striscione dei tifosi napoletani. De “il nuovo Maradona” invece molti di più e chissà quanti ancora a venire. Alcuni, dopo qualche buona partita, hanno fatto una brutta fine in rapporto alle aspettative, altri sono rimasti buoni giocatori ma nulla più. L’elenco delle vittime del pesantissimo epiteto è davvero lungo, anche per colpa di giornalisti pigri nel ricercare termini di paragone più appropriati ed esperti più di marketing che di calcio. Gente che avrebbe raccolto un pallone rotolante a terra con le mani e non con i piedi, escamotage che lo stesso Diego suggeriva per riconoscere i giornalisti competenti e non. Limitandoci ai presunti eredi connazionali si devono ricordare con un sorriso giocatori come Ariel “burrito” Ortega, Marcelo Gallardo, Pablo “payasito” Aimar, Javier Saviola, Andrés D’Alessandro, Diego Buonanotte ed Ezequiel Lavezzi. Discorso a parte merita Lionel Messi, forse l’unico vero giocatore in grado di avvicinarsi al livello di Maradona. (more…)

Contro Irlanda del Nord e Serbia, Prandelli pesca Zambrotta nel povero mare del campionato

Posted in Colpi di testa by ernestobattaglia on 7 ottobre 2010

C’è chi sogna Superleghe europee e chi è costretto a pescare nel povero mare del campionato italiano.

Non dovrebbe, ma fa notizia Cesare Prandelli abbia richiamato in azzurro uno dei fedelissimi dell’ex commissario tecnico Marcello Lippi: l’esterno di difesa del Milan, il classe ’77 Zambrotta.
Gianluca Zambrotta è stato per anni uno dei pilastri della nazionale, ha giocato quasi cento partite in maglia azzurra (novantasette) e quattro anni fa, quando lo si poteva con certezza annoverare tra i migliori interpreti del suo ruolo, è stato tra i principali protagonisti della vittoria Mondiale in Germania. E’ un giocatore di esperienza e, esclusivamente sotto questo aspetto, di sicuro affidamento. Il mondiale tedesco è stato il suo canto del cigno: allora è cominciata, inarrestabile, la sua parabola discendente. E’ stata deludente la sua parentesi spagnola con la maglia del Barcellona, e persino povera di successi, dato che i blaugrana regalarono praticamente due campionati ai rivali storici (more…)